Frutta dopo mangiato? va bene o meglio evitare?

Frutta dopo mangiato: good or bad?
Tra i più diffusi consigli alimentari c’è quello di consumare la frutta lontano dai pasti o, comunque, non al termine di essi. In pratica a stomaco vuoto.
Come mai?
Di solito le accuse sono queste:
1) “Fermenta nello stomaco”
2) “Mangiare la frutta dopo mangiato fa ingrassare il fegato”

1) L’idea che la frutta fermenti nello stomaco è incredibilmente diffusa anche tra gli appassionati di fitness e sana alimentazione. Ma è una bufala. La fermentazione è un processo effettuato dai batteri e nello stomaco l’acidità è così forte da non permettere sopravvivenza e replicazione batterica. No batteri, no fermentazione.
A voler fare le pulci, noi sappiamo che quando arriva il cibo nello stomaco l’acidità diminuisce temporaneamente perché tamponata dagli alimenti; in questa fase alcuni microorganismi, se presenti, potrebbero replicarsi. Resta il fatto che, perché avvenga la fermentazione, ci devono essere le seguenti condizioni:
– assenza totale di ossigeno
– presenza di batteri fermentanti che vivano bene sia in assenza di ossigeno che in ambiente acido
– tempo
Di fatto la frutta NON fermenta nello stomaco

E nell’intestino? Qui le condizioni ci sono tutte, in particolare nell’ultimo tratto dove le contrazioni sono lente ed il contenuto ha tempo di essere “elaborato” dai batteri residenti. Ma anche questo NON è un problema, anzi in condizioni fisiologiche la presenza di fibra (è di questo che stiamo parlando) favorisce la crescita di microorganismi positivi per la nostra salute.
Discorso a parte per chi soffre di IBS, sindrome dell’intestino irritabile, ma non riguarda solo la frutta.
Ad ogni modo, essendo nel colon, siamo così lontani dalla bocca (avrei potuto scriverlo diversamente), ed è passato così tanto tempo dall’assunzione, che l’aver mangiato la frutta prima o dopo il pasto non fa differenza: con tutti i rimescolamenti che subisce il cibo nel tragitto, l’intestino “non lo sa” cosa hai mangiato prima.

2) La seconda (fegato grasso) fa, invece, riferimento alla biochimica del fruttosio.
Il fruttosio, lo zucchero contenuto in frutta, verdura e zucchero da cucina, ha un metabolismo particolare: dopo essere stato assorbito a livello intestinale arriva al fegato tramite la vena porta e viene subito metabolizzato. A differenza del glucosio, il fruttosio non circola nel sangue (probabilmente perché per la sua struttura si attaccherebbe facilmente alle proteine circolanti) e non viene nemmeno stoccato come tale; viene velocemente convertito o utilizzato per produrre energia.
Qui nel fegato i destini metabolici del fruttosio sono più di uno ma la via principale (ed ottimale) vede la conversione di fruttosio in glucosio e successivamente la conversione di glucosio in glicogeno, la nostra riserva di glucosio.
Se il fruttosio trovasse questa riserva già piena, prenderebbe con decisione la via energetica, la quale condurrebbe inesorabilmente a quella lipogenetica (creazione di nuovo grasso). Questo perché la via catabolica del fruttosio è molto meno regolata rispetto a quella del glucosio e l’energia prodotta “di troppo” non può che essere trasformata in grasso.

Quindi è vero che il fruttosio, se consumato a fine pasto, “fa ingrassare il fegato”?
Ma no, è una semplificazione assurda.
Non è che per forza prima del pasto il glicogeno è vuoto e dopo è completamente pieno; potrebbe passare, sparo cifre a caso, dall’essere al 43% al 67%.
Potrà mai essere così dannosa una mela a fine pasto? Vediamo qualche numero reale:
– il glicogeno epatico ammonta a circa 100 grammi su un uomo di 70 kg
– una mela contiene circa 10 grammi di fruttosio
È lapalissiano che il destino metabolico del fruttosio contenuto nella mela dipenda dal contenuto del pasto nel suo complesso; ma non solo, la “pienezza” del glicogeno epatico è influenzata anche dai pasti precedenti, dalla lontananza dal riposo notturno e dall’attività fisica.
Come sempre, è la dose a fare il veleno.
Ha molto più senso prevedere un limite massimo giornaliero di fruttosio piuttosto che porsi dei paletti sulle tempistiche della frutta; tenendo sempre presente che il fruttosio è presente anche nello zucchero classico che mettiamo nel caffè ed in pressoché tutti i dolci.

Parlando dei possibili effetti collaterali ci si dimentica che esistono anche dei vantaggi (questi sicuri) nel mangiare la frutta con il pasto:
– la vitamina c ed il fruttosio stesso facilitano l’assorbimento di alcuni minerali, su tutti il ferro.
– le fibre solubili contenute nella frutta formano un gel con gli alimenti modulando l’assorbimento dei nutrienti ed abbassando, quindi, l’indice glicemico del pasto.
Oltre a questi due, per tutti coloro che amano finire il pasto con il sapore del dolce, la frutta è senza alcun dubbio la soluzione migliore. Ebbene, questo sembra un motivo di poco conto ma è quello che ritengo il più importante ed anche quello per cui ho scritto questo articolo.